Cosa c'è davvero nelle tubature dell'acqua? Il viaggio invisibile fino al rubinetto di casa
L'acqua può essere controllata all'origine, ma prima di arrivare nel bicchiere attraversa chilometri di rete pubblica, contatori, serbatoi, autoclavi e impianti interni. È in questo ultimo tratto che la sua qualità può cambiare.
La domanda non è soltanto: «L'acqua dell'acquedotto è potabile?»
Dovremmo chiederci anche in quali condizioni arriva al rubinetto della nostra cucina.
Apriamo il rubinetto, riempiamo un bicchiere e vediamo un'acqua limpida. È naturale pensare che, se è stata trattata e controllata dal gestore, arriverà nelle stesse condizioni anche a casa nostra.
Tra l'impianto di trattamento e il bicchiere, però, c'è un percorso lungo e quasi sempre invisibile: rete idrica comunale, allacciamento, contatore, eventuale serbatoio o autoclave, colonne condominiali, tubazioni dell'appartamento, raccordi e rubinetteria. La qualità dell'acqua del rubinetto dipende quindi non solo dalla sorgente, ma anche dall'età, dai materiali e dalla manutenzione di tutto ciò che incontra durante il viaggio.
Una rete idrica che porta i segni del tempo
L'Italia dispone di una rete di distribuzione molto estesa, costruita in epoche differenti e con materiali diversi. Una parte importante di questa infrastruttura è ormai datata. I dati diffusi da Utilitalia descrivono una situazione che merita attenzione, mentre l'ISTAT mostra quanto elevate siano ancora le perdite lungo la distribuzione.
Secondo l'ISTAT, nel 2022 sono andati dispersi circa 3,4 miliardi di metri cubi d'acqua: una quantità sufficiente a soddisfare per un anno il fabbisogno di 43,4 milioni di persone.
Una perdita non significa automaticamente che l'acqua sia contaminata. È però un indicatore concreto dello stato dell'infrastruttura: condotte deteriorate, giunti danneggiati, rotture, sbalzi di pressione e frequenti interventi di manutenzione. Quando l'integrità di una rete viene compromessa, in particolare durante una riduzione della pressione, possono aprirsi vie d'ingresso per sedimenti o contaminanti presenti nell'ambiente circostante.
Avete mai guardato dentro una vecchia tubatura?
Una condotta può sembrare ancora normale dall'esterno, mentre sulle pareti interne si sono formati strati di corrosione e depositi che ne riducono progressivamente il diametro. Nel tempo possono accumularsi ossidi di ferro, prodotti della corrosione, sabbia, particelle trasportate dalla rete, depositi minerali, residui liberati durante i lavori e biofilm.
Segnali visibili
Acqua torbida o giallastra, particelle, sedimenti nel rompigetto, residui dopo un'interruzione o lavori sulla rete.
Segnali percepibili
Sapore metallico, odore insolito o cambiamenti del gusto, soprattutto dopo un periodo di ristagno.
Ciò che non si vede
Metalli disciolti e numerosi contaminanti chimici possono essere presenti senza modificare colore, odore o sapore.
Non tutti i depositi visibili rappresentano necessariamente un pericolo tossicologico. Il calcare e molti composti del ferro costituiscono spesso soprattutto un problema tecnico e organolettico. Tuttavia, osservare un bicchiere non permette di stabilire la composizione dell'acqua né di escludere la presenza di sostanze invisibili.
Tubazioni diverse, depositi diversi
Il risultato dipende dal materiale della tubatura, dalla sua età, dalla temperatura, dalla composizione dell'acqua, dal tempo di contatto e dalla frequenza di utilizzo. Ferro, acciaio zincato, ghisa, rame, ottone e materiali plastici reagiscono in modo differente. Anche raccordi, saldature, valvole e rubinetti possono influire sulle caratteristiche dell'acqua che arriva nel bicchiere.
Due abitazioni alimentate dallo stesso acquedotto possono ricevere acqua con caratteristiche differenti al punto d'uso, perché l'ultimo tratto del percorso avviene all'interno di impianti diversi.
La rete pubblica è soltanto una parte del percorso
Le analisi comunicate dal gestore sono fondamentali, ma non possono descrivere in ogni momento ciò che accade all'interno di ciascun edificio. Dopo l'allacciamento, l'acqua può attraversare numerosi elementi prima di raggiungere la cucina.
Rete comunale
Contatore
Serbatoio o autoclave
Colonne condominiali
Tubi e rubinetto
La rete pubblica è gestita dall'acquedotto. L'impianto interno dipende invece dall'età dell'edificio, dai materiali utilizzati, dalla manutenzione e dalle modifiche eseguite nel corso degli anni.
Non è un dettaglio secondario: il Decreto Legislativo 18/2023, che recepisce la Direttiva europea 2020/2184 sulla qualità delle acque destinate al consumo umano, considera espressamente i potenziali rischi associati ai sistemi di distribuzione interni agli edifici, con particolare attenzione a contaminanti come il piombo e al rischio Legionella.
Piombo nelle vecchie tubature: un rischio che non si riconosce a vista
Non è corretto affermare che tutta la rete idrica italiana sia composta da tubazioni in piombo. In alcuni edifici più vecchi, tuttavia, possono essere ancora presenti tubi, raccordi, saldature o componenti metallici contenenti piombo.
A seguito della corrosione e del contatto prolungato, il piombo può passare nell'acqua. Il problema è che, quando è disciolto, non è necessariamente visibile e non può essere riconosciuto in modo affidabile dal gusto o dall'odore. Soltanto un'analisi specifica può confermarne la presenza e misurarne la concentrazione.
Il valore parametrico del piombo nell'acqua potabile dovrà scendere da 10 a 5 microgrammi per litro entro il 12 gennaio 2036.
Ridurre l'esposizione è particolarmente importante per i bambini e durante la gravidanza, perché il piombo può interferire con lo sviluppo del sistema nervoso.
Acqua stagnante: attenzione a seconde case e abitazioni poco utilizzate
Il ristagno è particolarmente rilevante in Italia, dove sono diffuse seconde case, abitazioni turistiche e appartamenti utilizzati soltanto in alcuni periodi dell'anno. Può verificarsi anche dopo una vacanza, nei rubinetti aperti raramente, nelle tubazioni di grandi condomini e nei serbatoi con manutenzione insufficiente.
Quando l'acqua rimane ferma, aumenta il tempo di contatto con tubi, raccordi e rubinetteria; il disinfettante residuo può diminuire e sulle superfici interne possono svilupparsi biofilm. La presenza di un biofilm non significa automaticamente che l'acqua provocherà una malattia, ma rappresenta un elemento importante nella gestione igienica dell'impianto.
Più tempo di contatto
L'acqua resta più a lungo a contatto con metalli, raccordi e materiali dell'impianto.
Meno disinfettante residuo
La protezione residua tende a diminuire durante periodi prolungati senza ricambio.
Possibile sviluppo di biofilm
Microrganismi e sostanze organiche possono aderire alle superfici interne delle tubazioni.
Ciò che il filtro rende visibile
A volte la quantità di particelle trasportate dall'acqua diventa evidente soltanto osservando un elemento filtrante dopo l'utilizzo. Il colore marrone o rossastro può dipendere da ossidi di ferro, sedimenti e prodotti della corrosione. Altri residui possono provenire da sabbia, lavori sulla rete, vecchi serbatoi o tubazioni interne deteriorate.
Se l'acqua è trasparente, significa che è pura?
No. La trasparenza è un segnale positivo, ma non costituisce un'analisi chimica. Alcune sostanze alterano colore, odore o sapore; altre possono essere presenti senza produrre alcun cambiamento percepibile.
e altri metalli
e nitriti
sostanze persistenti
e composti organici
Non tutte queste sostanze provengono dalle tubazioni. Nitrati, PFAS e pesticidi, per esempio, possono essere già presenti nella risorsa idrica a causa dell'inquinamento ambientale. Le tubature rappresentano un ulteriore elemento del percorso, non l'unica possibile fonte di contaminazione.
Anche far bollire l'acqua non risolve ogni problema: l'ebollizione può inattivare molti microrganismi, ma non elimina metalli disciolti, nitrati, calcare, PFAS e numerosi contaminanti chimici. Con l'evaporazione, alcune sostanze non volatili possono perfino concentrarsi.
Sette precauzioni utili per l'acqua di casa
Il punto d'uso: l'ultima barriera prima del bicchiere
Non possiamo sostituire individualmente i chilometri di rete che attraversano una città e spesso non possiamo intervenire da soli su tutte le tubazioni di un condominio. Possiamo però controllare l'ultimo e più importante tratto: quello immediatamente precedente al consumo.
Filtrazione meccanica
Trattiene sabbia, ruggine, sedimenti e particelle sospese.
Carbone attivo e sorbenti
Riducono cloro, odori, sapori sgradevoli e numerosi composti organici; le prestazioni dipendono dalla cartuccia.
Osmosi inversa
Riduce un ampio spettro di sostanze disciolte, tra cui metalli pesanti, nitrati, PFAS e sali in eccesso.
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L'acqua ha già fatto un lungo viaggio. L'ultimo passaggio può dipendere da noi
L'acqua distribuita in Italia viene sottoposta a controlli e deve rispettare precisi requisiti di legge. Questo non rende irrilevante ciò che accade durante il trasporto e, soprattutto, all'interno degli edifici.
Età delle tubazioni, corrosione, sedimenti, materiali dei raccordi, serbatoi, ristagni e manutenzione possono modificare le caratteristiche dell'acqua lungo l'ultimo tratto. Un sistema di filtrazione al punto d'uso non sostituisce la manutenzione dell'acquedotto o dell'impianto condominiale, ma aggiunge una barriera controllabile esattamente dove conta di più: immediatamente prima del consumo.
Perché non conta soltanto da dove proviene l'acqua. Conta anche come arriva nel nostro bicchiere.
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Fonti e approfondimenti
ISTAT — Le statistiche sull'acqua: perdite nelle reti comunali di distribuzione e dati nazionali 2022.
Utilitalia: età e criticità della rete idrica italiana.
Istituto Superiore di Sanità: sicurezza dell'acqua negli edifici e Decreto Legislativo 18/2023.
Direttiva (UE) 2020/2184: qualità delle acque destinate al consumo umano e sistemi di distribuzione domestici.
Organizzazione Mondiale della Sanità: rischi e gestione dei sistemi di distribuzione dell'acqua potabile.