PFAS nell'acqua in Italia: una presenza invisibile da ridurre prima del bicchiere
Perché le «sostanze eterne» riguardano sempre più famiglie italiane e che cosa ha dimostrato il test indipendente dei sistemi a osmosi inversa AQUAPHOR.
PFAS rilevati nel 79% dei campioni. Nell'indagine indipendente di Greenpeace Italia, almeno una delle 58 sostanze analizzate è stata rilevata in 206 dei 260 campioni di acqua potabile prelevati in 235 comuni. Non è una statistica pubblica rappresentativa dell'intero Paese, ma è un segnale da non ignorare.
L'acqua può essere perfettamente limpida, inodore e gradevole al gusto, e contenere comunque sostanze che solo un laboratorio è in grado di individuare. I PFAS sono proprio così. Sono stati sviluppati per resistere all'acqua, ai grassi e alle alte temperature e vengono utilizzati nell'industria, negli imballaggi, nei rivestimenti antiaderenti, nei tessuti idrorepellenti e nelle schiume antincendio.
La stessa stabilità chimica che li ha resi utili permette loro di persistere per anni nell'ambiente e di entrare gradualmente nell'acqua e nella catena alimentare. Per l'Italia non è un tema globale e lontano: il caso del Veneto è diventato uno dei più noti in Europa e oggi i PFAS vengono monitorati anche in altre regioni.
I PFAS sono già stati rilevati in tutta Italia
Il primo screening coordinato da SNPA e ISPRA ha analizzato acque superficiali e sotterranee in 302 stazioni distribuite tra 20 regioni e province autonome. Nelle acque superficiali, i PFAS sono risultati superiori al limite di quantificazione del laboratorio in 150 delle 1.110 determinazioni relative a sei sostanze; in 83 casi il PFOS ha superato il relativo standard di qualità ambientale espresso come media annua.
Nelle acque sotterranee, il PFOS è stato rilevato in 65 stazioni su 117 e il PFOA in 44 su 117. Poiché i punti di campionamento comprendevano aree vicine a possibili fonti di contaminazione, questi numeri non rappresentano la quota di «acqua italiana contaminata». Dimostrano però che la presenza dei PFAS è diffusa e interessa gran parte delle regioni esaminate.
L'indagine indipendente di Greenpeace Italia, realizzata nell'autunno 2024 in 235 città, non sostituisce un monitoraggio pubblico sistematico. Il suo valore è un altro: mostra che è più utile chiedere i dati relativi alla propria zona di fornitura che considerare i PFAS un problema esclusivamente veneto.
In Veneto la contaminazione delle falde acquifere è stata individuata nel 2013. La Regione ha avviato sorveglianza sanitaria, sostituzione delle fonti e interventi di trattamento dell'acqua. Al 30 giugno 2026, 41.989 persone avevano partecipato al secondo round del programma di sorveglianza.
Il dato più importante: il rapporto regionale registra una diminuzione delle concentrazioni sieriche di PFAS nelle persone sottoposte a controlli ripetuti e collega questa tendenza alle misure adottate per ridurre l'esposizione.
Perché i PFAS sono un problema per la salute
I PFAS costituiscono una famiglia molto ampia e il livello delle evidenze non è uguale per tutte le sostanze. Per i composti più studiati, tuttavia, esistono solide ragioni per ridurre l'esposizione. L'EFSA ha stabilito una dose settimanale tollerabile di gruppo pari a 4,4 nanogrammi per chilogrammo di peso corporeo per la somma di PFOA, PFOS, PFNA e PFHxS.
Nel 2023 l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) ha classificato il PFOA come cancerogeno per l'uomo (gruppo 1) e il PFOS come possibilmente cancerogeno per l'uomo (gruppo 2B). La classificazione descrive la pericolosità della sostanza, non il rischio individuale associato a un singolo bicchiere d'acqua: il rischio dipende dalla dose, dalla durata e dall'insieme delle vie di esposizione.
Far bollire l'acqua
Non elimina i PFAS. Quando una parte dell'acqua evapora, la concentrazione delle sostanze disciolte può persino aumentare.
Scegliere l'acqua in bottiglia
Non garantisce automaticamente l'assenza di PFAS: origine, composizione e parametri controllati possono variare.
Che cosa è cambiato in Italia nel 2026
L'Italia ha recepito la Direttiva europea 2020/2184 con il Decreto Legislativo 18/2023, poi aggiornato dal Decreto Legislativo 102/2025. Dopo un rinvio di sei mesi, il controllo obbligatorio del parametro relativo alla somma dei quattro PFAS prioritari è in vigore dal 13 luglio 2026.
Un limite di legge è una protezione essenziale, ma non significa «zero PFAS». Stabilisce il livello massimo utilizzato per valutare la conformità dell'acqua. Per una famiglia che desidera applicare un principio di ragionevole precauzione, l'obiettivo della filtrazione domestica è ridurre la concentrazione quanto più possibile in modo tecnicamente ed economicamente sostenibile.
Quali tecnologie funzionano davvero contro i PFAS
Un comune filtro meccanico trattiene sabbia e ruggine, ma non è progettato per i PFAS disciolti. Per ridurli si utilizzano soprattutto tre tecnologie. Nella pratica, l'efficacia dipende dalla costruzione del sistema, dalla composizione dell'acqua, dalla portata, dallo stato delle cartucce e da quali PFAS siano stati effettivamente misurati durante il test.
Carbone attivo
Il metodo di adsorbimento dei PFAS più studiato, particolarmente efficace con molti composti a catena lunga.
Scambio ionico
Resine selettive catturano gli ioni PFAS disciolti, con prestazioni legate alla matrice dell'acqua e alla manutenzione.
Osmosi inversa
Le membrane ad alta pressione possono ridurre un ampio spettro di PFAS, compresi diversi composti a catena più corta.
Il test indipendente AQUAPHOR: tutti i 20 PFAS sotto il limite di rilevabilità
I sistemi a osmosi inversa AQUAPHOR RO-101S e RO-102S sono stati sottoposti a prova dal servizio di laboratorio indipendente Measurlabs. Dopo il condizionamento e la stabilizzazione del sistema, è stata filtrata un'acqua di prova contenente concentrazioni note di 20 PFAS. Le quantità presenti prima e dopo il trattamento sono state misurate mediante cromatografia liquida abbinata alla spettrometria di massa (LC/MS).
La concentrazione totale di PFAS è scesa da 0,320 µg/L a meno di 0,0005 µg/L.
Dopo la filtrazione, tutte le 20 sostanze analizzate — tra cui PFOA, PFOS, PFHxS, PFNA e PFBS — sono risultate inferiori al limite di rilevabilità del laboratorio. La riduzione dichiarata è superiore al 99,8%.
Si tratta di una prova di laboratorio, non della promessa di ottenere lo stesso dato in qualunque abitazione. Offre però il tipo di evidenza che vale la pena cercare: contaminanti noti, valori misurabili prima e dopo il trattamento, un metodo analitico sensibile e un limite di rilevabilità dichiarato.
Tre passi verso un'acqua di cui fidarsi di più
Controlla i dati della tua zona
Consulta il rapporto del gestore idrico e cerca i parametri «Somma di PFAS» e «Somma di 4 PFAS». Per una fonte privata, chiedi un'analisi a un laboratorio accreditato.
Scegli risultati verificabili
Verifica quali PFAS sono stati analizzati, il metodo di laboratorio, la concentrazione iniziale e il limite usato per misurare il residuo.
Mantieni la protezione efficiente
Sostituisci prefiltri, membrana e cartuccia finale secondo le indicazioni del produttore e la qualità dell'acqua in ingresso.
I PFAS non hanno sapore. La fiducia nell'acqua deve avere prove
L'Italia ha rafforzato i controlli, ed è un passo importante. Ma norme, monitoraggi e lavoro dei gestori agiscono a livello di sistema, mentre il bicchiere quotidiano lo riempi a casa tua. L'osmosi inversa permette di aggiungere un'ultima barriera controllabile proprio dove serve di più: in cucina, immediatamente prima di bere o preparare i cibi.
Non possiamo tornare indietro né cancellare una contaminazione già avvenuta. Possiamo però ridurre ciò che entra nell'organismo oggi, domani e nei giorni a venire. Il test indipendente AQUAPHOR mostra che un sistema adeguato può portare un ampio spettro di PFAS al di sotto del limite di rilevabilità del laboratorio.
Fai del prossimo bicchiere una scelta consapevole
Scopri i sistemi a osmosi inversa AQUAPHOR disponibili in Italia e scegli la soluzione più adatta alla tua cucina.
Fonti e approfondimenti
AQUAPHOR — PFAS Removal Verified: metodologia e risultati del test RO-101S/RO-102S.
Greenpeace Italia: 260 campioni di acqua potabile in 235 comuni.
SNPA / ISPRA: primo screening coordinato delle acque superficiali e sotterranee.
Regione del Veneto / Azienda Zero: Rapporto n. 30 sulla sorveglianza sanitaria.
Decreto Legislativo 18/2023 e Decreto Legislativo 102/2025.
EFSA: valutazione del rischio dei PFAS negli alimenti.
IARC / WHO: valutazione della cancerogenicità di PFOA e PFOS.
US EPA: tecnologie per ridurre i PFAS nell'acqua potabile.