Microplastiche nell’acqua: potremmo berle ogni giorno senza vederle
L’acqua può essere trasparente, non avere odori strani e sembrare perfettamente pulita. Eppure può contenere minuscoli frammenti di plastica impossibili da riconoscere a occhio nudo.
Le microplastiche sono state rilevate nell’acqua di rubinetto, nell’acqua in bottiglia, negli alimenti, nelle bevande e nell’ambiente che ci circonda. Non possiamo eliminarle completamente dalla nostra vita, ma possiamo ridurre una delle principali vie di esposizione quotidiana: l’acqua che beviamo e utilizziamo per cucinare.
Cosa sono le microplastiche e da dove arrivano
Le microplastiche sono frammenti di materiale plastico inferiori a 5 millimetri. Una parte significativa è così piccola da non poter essere vista senza strumenti di laboratorio. Le particelle ancora più piccole vengono definite nanoplastiche.
Possono derivare dalla progressiva degradazione di:
Con il sole, il calore, l’acqua e l’usura, la plastica non scompare: si frammenta in particelle sempre più piccole. Queste vengono trasportate dall’aria e dalla pioggia, raggiungendo fiumi, laghi, falde e sistemi di distribuzione dell’acqua.
Un’acqua limpida non è necessariamente priva di microplastiche
Gli acquedotti svolgono un lavoro fondamentale: trattano l’acqua e ne garantiscono la sicurezza microbiologica e il rispetto dei parametri previsti dalla normativa.
Questo, però, non significa che ogni particella microscopica venga necessariamente eliminata. La capacità di rilevare le microplastiche dipende anche dalla sensibilità degli strumenti utilizzati: più piccole sono le particelle analizzate, più complessa diventa la misurazione.
Colore, odore e sapore non permettono di riconoscere le microplastiche. Un bicchiere d’acqua può sembrare perfettamente pulito e contenere comunque particelle invisibili.
Dopo il trattamento, inoltre, l’acqua percorre la rete urbana, le tubazioni dell’edificio, i raccordi e l’impianto domestico prima di raggiungere il rubinetto. Per questo ha senso creare un’ultima barriera direttamente nel punto di utilizzo, poco prima che l’acqua finisca nel bicchiere, nella caffettiera o nella pentola.
L’acqua in bottiglia non garantisce l’assenza di plastica
Molte persone scelgono l’acqua in bottiglia pensando che sia automaticamente più protetta. Ma anche l’acqua confezionata può contenere microplastiche e nanoplastiche.
La bottiglia, il tappo, il processo di imbottigliamento, il trasporto e lo stoccaggio possono contribuire alla presenza di particelle.
Calore, esposizione al sole, compressione e sollecitazioni meccaniche possono accelerare l’usura della confezione. Per questo è particolarmente sconsigliato lasciare le bottiglie di plastica sotto il sole o all’interno di un’automobile surriscaldata.
L’acqua in bottiglia, quindi, non elimina necessariamente il problema. Inoltre rimane per settimane o mesi a contatto con una confezione di plastica. Con un sistema domestico, invece, l’acqua viene depurata direttamente prima del consumo.
Le particelle possono arrivare anche in altre bevande
L’acqua viene utilizzata per preparare caffè, tè, zuppe, alimenti per bambini e molte altre bevande. La sua qualità non riguarda quindi soltanto ciò che beviamo direttamente dal bicchiere.
In uno studio del 2018 sono state analizzate 12 marche di birra prodotte nell’area dei Grandi Laghi, negli Stati Uniti. In tutte sono state rilevate particelle antropogeniche, prevalentemente sotto forma di fibre.
La quantità presente nella birra non corrispondeva direttamente a quella misurata nell’acqua utilizzata per produrla. Questo suggerisce che le particelle possano essere introdotte anche durante la lavorazione, attraverso l’aria, le attrezzature, i sistemi di filtrazione o il confezionamento.
Non possiamo controllare tutte le fasi produttive degli alimenti e delle bevande che acquistiamo. Possiamo però controllare meglio l’acqua che utilizziamo ogni giorno a casa.
Perché la presenza di microplastiche nell’organismo preoccupa
Microplastiche sono state rilevate anche in diversi campioni biologici e tessuti umani. L’attenzione dei ricercatori si concentra soprattutto sulle particelle più piccole, che possono interagire più facilmente con cellule e barriere biologiche.
Negli studi sperimentali, l’esposizione a micro- e nanoplastiche è stata associata a processi come stress ossidativo, infiammazione e alterazioni cellulari. Le particelle possono inoltre contenere additivi utilizzati nella produzione della plastica o trasportare altre sostanze presenti nell’ambiente.
Il problema non riguarda un singolo bicchiere d’acqua, ma la continuità dell’esposizione. Beviamo acqua ogni giorno e la utilizziamo per preparare alimenti e bevande. Ridurre ciò che può essere evitato è quindi una scelta concreta di prevenzione.
Un normale filtro a carbone può non bastare
Il carbone attivo è molto utile per ridurre cloro, odori, sapori sgradevoli e numerose sostanze organiche. Tuttavia, contro le particelle più piccole è importante disporre anche di una barriera fisica con una soglia di filtrazione chiaramente dichiarata.
Per una protezione efficace dalle microplastiche è quindi importante scegliere un sistema dotato di membrana.
ECO H Pro o osmosi inversa?
Scegli ECO H Pro se:
Scegli l’osmosi inversa se:
Entrambe le tecnologie utilizzano una membrana che crea una barriera fisica contro le microplastiche. La differenza principale è il livello di depurazione e la quantità di minerali che rimane nell’acqua.
Non possiamo vedere le microplastiche, ma possiamo creare una barriera
Non è possibile riconoscere le microplastiche dal colore, dall’odore o dal sapore dell’acqua. Anche scegliere una bottiglia di plastica non garantisce necessariamente una maggiore protezione.
La soluzione più pratica è depurare l’acqua direttamente a casa, nel punto in cui viene utilizzata.
AQUAPHOR ECO H Pro, con membrana a fibra cava da 0,1 µm, trattiene le microplastiche superiori a questa dimensione e mantiene gran parte dei minerali naturali.
I sistemi a osmosi inversa, come AQUAPHOR RO-102S, assicurano una depurazione ancora più profonda, riducendo microplastiche, sali responsabili del calcare e numerose impurità disciolte.
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Fonti e approfondimenti
Organizzazione Mondiale della Sanità — Microplastics in drinking-water.
Joint Research Centre della Commissione Europea — metodologia per la misurazione delle microplastiche nell’acqua potabile.
EFSA — Microplastics and nanoplastics in food.
PLOS ONE — Anthropogenic particles in tap water and beer brewed with Great Lakes water.